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«T ravagliò altresì molto per i Signori della città e case particolari de' cittadini.» Con que-ste parole Cesare Cittadella testimonia l'alacre attività di Carlo Bononi per i privati fer-raresi, per poi elencare una serie di dipinti di... more
«T ravagliò altresì molto per i Signori della città e case particolari de' cittadini.» Con que-ste parole Cesare Cittadella testimonia l'alacre attività di Carlo Bononi per i privati fer-raresi, per poi elencare una serie di dipinti di piccolo e medio formato presenti in diverse abitazioni, puntualizzando che, nella quasi totalità dei casi, si trattava di soggetti sacri. 1 Prima di lui anche Girolamo Baruffaldi aveva rilevato la ricca presenza di opere del pittore nelle quadrerie citta-dine ponendo tuttavia una questione fondamentale per la riflessione sulla produzione nel campo della fruizione privata, ossia la difficoltà di riconoscerne la mano, poiché sovente confuso con «i Carracci o i discepoli di quella scuola per la similitudine del loro operare e per la grande attinenza che mostrano nel contorno e nel diligente disegno». 2 È evidente che Bononi si impose sulla scena artistica locale di inizio secolo come un pittore incline alle grandi composizioni, inventore di articolate pale d'altare o di vaste decorazioni ad affresco; non pare aver avuto la vocazione per i dipinti da stanza, come sem-brano confermare i dati emersi grazie alle recenti ricerche archivistiche sulle collezioni private del Seicento. A dispetto delle affermazioni degli storiografi, gli inventari contenenti proposte attributive si presentano infatti particolarmente poveri di quadri a lui assegnati. 3 Tenendo conto della generale tendenza dell'epoca a non esprimere la paternità delle opere, spesso perché sconosciuta agli stessi estensori, talvolta perché ovvia o ritenuta irrilevante ai fini di una valutazione patrimoniale, e consi-derando esclusivamente le carte che recano la citazione degli autori dei dipinti – circa una cinquan-tina –, il nome di Bononi compare soltanto in undici voci, distribuite su sette raccolte. Per rendere esplicito questo dato è necessario fin d'ora procedere per confronti ed il parallelismo più immediato va istituito con l'altro caposcuola dell'arte ferrarese del periodo, Scarsellino: al suo pennello vengono ricondotti ben settantasei dipinti ripartiti in ventiquattro diverse quadrerie. La storica dicotomia fra i due, seppure non nei termini aneddotici cui ci ha abituato la letteratura, emerge rafforzata dalle fonti documentarie: se Scarsellino aveva conquistato il mercato della produzione da cavalletto dando con-tinuità alla tradizione artistica locale con la sua maniera veneto-dossesca, Bononi si era fatto largo, in città come altrove, quale decoratore, giocando la carta del vigoroso naturalismo di stampo bolognese.
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La quadreria dell’Abate Giuseppe Carli, gusto erudito fra Roma e Ferrara, in “Le due Muse. Scritti d’arte, collezionismo e letteratura in onore di Ranieri Varese” a cura di F. Cappelletti, A. Cerboni Baiardi, C. Prete, V. Curzi, Ancona, Il Lavoro Editoriale 2012, pp. 476-483. (ISBN 9788876636981)more
